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Kan Yasuda


Nei tempi passati, le domande che il pubblico si poneva davanti a certe opere d'arte non convenzionali erano: «ma è arte o non è arte?» oppure «mi spieghi che cosa significa?».

Oggi non si fanno più. Oggi si sa che ci sono opere che «rappresentano» qualcosa e opere d'arte che stimolano l'immaginazione. Di fronte a questo tipo di opere si resta l incantati a osservare. Sembra di vedere qualcosa di spontaneo, di naturale, come se fosse qualcosa di sempre esistito, qualcosa prodotto dalla natura.

Poi, a guardare bene, si scopre che queste opere non hanno dimensione, in certi casi sembrano non avere peso (anche perché parte dell'opera alla base non tocca terra). Si perde il senso della dimensione: potrebbero essere grandi come montagne o anche tascabili. Stanno nella natura come a casa loro. Sono come i sassi che non hanno davanti e dietro e nemmeno destra e sinistra. Ogni lato può essere il davanti e il sole ci gioca con raggi di luce e ombre (che quest'opera sia fatta forse solo per il sole?). La luce si sposta lentamente sulla «cosa» creando giochi d'ombra e tagli di luce tali da variare l'aspetto della «cosa».

Altre forme plastiche di Kan sembrano porte o passaggi, ma non si sa se c'è un esterno e un interno. Come nell'antica casa giapponese fatta di legno, paglia e carta, assolutamente neutra, senza facciata o con facciate da ogni lato, l'interno è l'esterno e l'esterno entra in casa, l'infinito non ha esterno. La porta è aperta e sta in mezzo agli alberi come un albero nano sta (provvisoriamente) in casa, tra le pareti scorrevoli. Le nuvole passano sopra queste sculture come niente fosse, le gocce della pioggia si divertono a saltellarci sopra. Siamo anche noi, assieme alle opere di Kan Yasuda, parte della natura. È meglio lasciarsi andare al sole e alla pioggia.

Un'opera che non rappresenta nulla è un'opera che contiene il tutto. Non c'è un solo «significato» ma si hanno centomila stimoli secondo il momento.


Bruno Munari

1991


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